Rai Sat
 
Zorro in scena
 
Zorrolandia
 
Zorro giochi
 
Zorro in classe
 
 

Zorrolandia

Una zeta di luce contro le tenebre

I testi

I film

I siti

Zorrykid

 

 

Zorrolandia
tutto su Zorro

Una zeta di luce contro le tenebre
di Fabio Troncarelli


Johnston McCulley, chi era costui? Cercherete invano il suo nome nelle storie della letteratura americane. Qualche notizia la troverete solo sui vecchi 'Who is who?' il dizionario delle celebrità dell¹anno.Classe 1883; studi con precettori privati nella natia Ottawa, Illinois; freelance e inviato speciale all¹estero in varie testate di New York; il primo romanzo nel 1908. A trentasei anni, rotto a ogni vizio della storiaccia pulp, sopravvissuto alla Grande Guerra imboscato nelle retrovie, McCulley , nel 1919, fa il colpo gobbo e sforna 'La maledizione di Capistrano'. Che cos'è? Una storia di cappa e spada della Old California in cui compare per la prima volta Don Diego de LaVega: in abiti civili è un molle aristocratico ma con la maschera in volto è il terrore dei prepotenti. Zorro! Non passa neppure un anno e il romanzo di grande successo arriva in mano al grande attore Douglas Fairbanks, affannosamente in cerca di un soggetto che lo riportasse ai vertici della hit parade. Detto fatto, l'acrobatico Fairbanks si getta nell'avventura di finanziare un film sul cavaliere mascherato e nasce Il segno di Zorro, uno dei successi più spettacolari di tutta la storia del cinema.

Da allora escono a ritmo frenetico nuovi romanzi di McCulley e nuovi films di Fairbanks e di altri , che proiettano la vicenda del giustiziere dalla doppia vita nell'universo del Mito. Chi non conosce le mille avventure di Don Diego alle prese col perfido Ramon, con lo stolido Garcia, col devoto Bernardo, con la bellissima Lolita. Chi non ricorda i travestimenti, gli inseguimenti, i duelli e soprattutto l¹immancabile e implacabile 'firma' dell¹eroe, il segno di Zorro, la 'Z' incisa con la lama della spada sulla fronte dei suoi nemici?Alla grandissima popolarità del personaggio contribuirono i numerosi remakes dei primi successi nella Hollywood degli anni quaranta, cinquanta e sessanta: Il Segno di Zorro fu rifatto nel 1940, con Tyrone Power nella parte dell¹eroe e poi ancora, con infinite varianti nel 1958 e nel 1974; il Figlio di Zorro fu girato per la seconda volta nel 1947 con George Turner come protagonista. Le vecchie versioni si alternavano a nuove versioni della leggenda, create da sceneggiatori di ogni risma, spesso in combutta con McCulley fino alla sua morte nel 1958. La lista è veramente lunghissima: La maschera di Zorro; Il figlio di Zorro; La sfida di Zorro... E poi sono venute le dissacrazioni, le parodie, le risate sguaiate, testimonianza inconfondibile della familiarità e dell¹attacamento del pubblico all¹eroe mascherato.Ed ecco allora: Il sogno di Zorro, con Walter Chiari; Le avventure erotiche di Zorro con l¹assatanato Douglas Frey; Zorro contro Maciste con Umberto Lenzi; I nipoti di Zorro con Franchi e Ingrassia e, da ultimo, Zorro mezzo e mezzo con lo spassoso George Hamilton nella parte del fratello gay del machissimo spadaccino.Ormai Zorro è dappertutto: in televisione, nei fumetti, nei cartoni animati, nei negozi di giocattoli, sui cioccolatini, sulle lenzuola. La maggior popolarità gli viene da una serie di serie televisive di ogni tipo, a cominciare da quella storica della Walt Disney con Guy Hamilton nella parte del protagonista. Il successo più imprevisto viene dalla scuola: negli Stati Uniti si elaborano programmi Zorro in classe e le Associazioni di genitori, insegnanti, educatori e come la National Education Association statunitense raccomandano le versioni televisive politically correct degli ultimi anni, anche se le comunità di lingua ispanica deplorano in nome della stessa politically corretness, che gli attori che interpretano Zorro non siano mai spagnoli o messicani.

Arriviamo così ai nostri giorni. Sugli schermi esce una costosissima versione della Maschera di Zorro con Antonio Banderas e Anthony Hopkins, che non piace agli intellettuali e agli snob e invece è un film splendido. E in libreria,ecco contemporaneamente: La maschera di Zorro scritto nel 1924 da Johnston McCulley , tradotto per gli Oscar Mondadori; il trattamento del film, con lo stesso titolo, tradotto dalla Sperling e Kupfer e , della stessa casa editrice, Sotto il segno di Zorro di Sandra Curtis, brillante vicedirettrice della Zorro Foundation, che ha scritto un agile ed esauriente libretto dove i fans del cavaliere mascherato troveranno tutto, assolutamente tutto sul loro eroe...

Manca solo una cosa. Manca la risposta alla domanda più istintiva: ma Zorro è esistito davvero? Il figlio di Douglas Fairbanks disse di sì, ma che non si ricordava più il nome. Da allora generazioni di lettori si sono scervellati per risolvere l'enigma. Si è pensato a vecchi fuorilegge californiani:Domingo Hernandez, Salomon Pico, Tiburcio Vazquez e Joaquim Murieta, Jack Powers. Nessuno di questi banditi è però simile a Zorro e nessuno era un gentiluomo. Dunque, chi era il vero Zorro? Se i lettori giurano di non dirlo a nessuno e assolutamente mai al perfido Ramon ,al sergente Garcia e al diabolico Rafael Montero,scatenato contro il povero Hopkins, acconsentirò a rivelare il segreto svelato nel libro che ho scritto sull'argomento (Zorro, Palermo, L'Epos, 2000). Il vero Zorro è vissuto nel Seicento in Messico e si chiamava Guillen Lombardo, ma il suo vero nome era William Lamport. Era un nobile irlandese in esilio in Spagna, che fu mandato in Messico come spia e visse una doppia vita, da gentiluomo e da agente segreto. Arrestato dall¹Inquisizione nel 1643, fu accusato di una congiura per divenire re del Messico. Dopo anni di crudele detenzione, Lamport riuscì ad evadere e perseguitò l¹Inquisizione affiggendo nottetempo terribili cartelli di denuncia sulle porte delle Chiese. Tradito e arrestato di nuovo fu ucciso nel 1659, ma il suo nome divenne leggendario. Nella fantasia popolare egli era l'eroe che colpiva nelle tenebre, che sfidava e ridicolizzava l¹Inquisizione e che voleva proclamarsi re per liberare gli indios e gli schiavi negri. Di bocca in bocca la leggenda arrivò a un uomo singolare: il Generale Vicente Riva Palacio, grande rivoluzionario, grande mangiapreti e grande ammiratore di Alessandro Dumas. Dopo aver sgominato a cannonate i soldati di Massimiliano, Riva Palacio scrisse romanzi-fiume che cantavano eroi picareschi e coraggiosi che sfidavano l'Inquisizione. Uno di loro, lesto di mano e di spada, re dei travestimenti e delle burle, è Martin Garamuza detto el Zorro, la volpe. Un altro è William Lamport, di cui Palacio aveva ritrovato gli atti del processo. Nel suo "Memorie di un impostore Lamport" è un uomo dalla doppia vita che di giorno fa il gentiluomo e di notte frequenta uan società segreta per sconfiggere l'Inquisizione. Il miglior amico di Lamport si chiama don Diego e finge anche lui una doppia vita. Imprigionato, Lamport fugge dalla prigione piegando il corpo a forma di 'Z' per adattarsi alla forma della finestra. Alla fine morirà, ma la sua fama non morirà con lui. La scelta della 'Z' come simbolo di salvezza non è casuale. Riva Palacio era massone e per i massoni la 'Z' abbreviazione della forma semitica 'ziza' (splendente) è simbolo della energia vitale . Come ha scritto L. Troisi nel suo Dizionario Massonico (Foggia, Ed. Bastogi, 1987, p. 428) la 'Z' iscritta nella stella fiammeggiante o Pentagramma è per i massoni il simbolo del genio capace di innalzare gli uomini a nobili e grandi imprese. Il romanzo del massone Palacio arrivò ad altri celebri massoni della fine dell'ottocento che si ispirarono alla figura dell¹ eroe che voleva divenire re. Cominciò Kipling, che scrisse nel 1888 L'uomo che volle farsi re, poco dopo la sua iniziazione alla loggia Speranza e Perseveranza di Lahore. Poi fu il turno di McCulley. Lo scrittore era un convinto massone, appassionato di romanzi storici sin da bambino e ridusse i complicati intrighi di Palacio ai meccanismi più elementari del romanzo d¹azione. Spostò l'ambientazione dal Messico del XVII secolo alla California del XVIII-XIX secolo. Sfrondò i dialoghi e le descrizioni. Ma comprese il significato del simbolo della massoneria e ne fece la chiave di volta di tutta l'attività del suo eroe. Il fine ultimo del cavaliere dalla doppia vita è imprimere la 'Z' su tutte le cose. Il lettore pensa che sia l'iniziale del nome. Ma l'iniziato ai misteri sa che è il simbolo della Luce che sconfigge le Tenebre.

 

 

Teatro di Roma Stroccofillo C&C Informatica Rai Sat Jacovitti

Invia una e-mail

credits

Vai in alto